ICONA PORTA DELLA PREGHIERA

Salus Populi RomaniLa "Lectio Divina" è ruminare i misteri del Vangelo. La preghiera di Gesù è sviluppare nell'intelligenza una teologia profonda. Nella celebrazione liturgica e nella preghiera del Salmi questa teologia è cantata. Le icone hanno il compito di tradurre la teologia in linee, forme e colori. Le icone sono le porte del cielo, perché ci conducono al di là di esse in un incontro con Colui che esse rappresentano. Dipingere un'icona è un atto di obbedienza allo Spirito Santo compiuto nell'ascolto, nell'umiltà, nella preghiera, nel digiuno, con il consiglio di un maestro, secondo una tecnica che è essa stessa un insegnamento spirituale. In effetti questa tecnica consiste nel far emergere la luce partendo dalle tenebre e simbolizza il lavoro ricreatore dello Spirito Santo. L'iconografia è una pittura tipicamente monastica. L'iconografo obbedisce a dei canoni trasmettendo così tutta una tradizione teologica e spirituale.

Un'icona non è mai firmata perché lo Spirito Santo ne è l'autore.
Un'icona non è un oggetto d'arte come un altro.
Con la benedizione diventa Sacramentale del mistero in essa rappresentato.
Là dove è posta crea un luogo sacro.
Davanti all'icona posso prostrarmi e posso baciarla con venerazione, atti che esprimono il mio amore a Cristo, alla Vergine e ai Santi in essa rappresentati.
Quando prego davanti ad essa, guardandola a lungo, la luce spirituale che ne scaturisce unifica le mie facoltà di conoscere e di amare.

L'icona non trattiene mai su stessa il nostro sguardo; essa mi invita a passare oltre l'immagine materiale che mi offre per percepire il volto spirituale che rappresenta. Mi chiama a lasciarmi invadere dalla grazia che contiene. Può succedere, ed è una grande grazia, che l'icona mi obblighi a chiudere gli occhi del corpo per riaprirli sulla più grande spogliazione di me stesso.